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Posts Tagged ‘lavoro’

E’ da un po’ che intendo scrivere questo post, ma le richieste di informazioni che mi sono giunte nelle ultime settimante mi hanno finalmente convinto. Quella che segue è una visione personale del corso di laurea di Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione del Politecnico di Torino. Ma è comunqua una visione dall’interno, e sono molti gli interessati ad averla.

Io sono entrato a Ingegneria del cinema nel 2005, era il terzo anno di esistenza del corso di laurea. Eravamo delle cavie, ma meno di quelli arrivati prima di noi. Siamo entrati in poco meno di 60, ma a marzo eravamo già in 40. Molta gente, delusa da aspettative sbagliate, aveva mollato il corso. Penso che nessuno si aspettasse esattamente un corso come quello venuto fuori. Questo perché la pubblicità fatta all’inizio per questo corso era totalmente deviante. Si parlava veramente di fare cinema, incontrare registi e specialisti del campo. Fortunatamente io non ero venuto per fare cinema. Perché non si fa. Sfatiamo un mito: si fa solo un esame sul cinema, in altri esami si fa qualche accenno. Se volete fare cinema andate al DAMS.

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La fine di un’era?

Mi sto rendendo sempre più conto che sto cambiando ritmi di vita. Questo tirocinio mi sta trasformato in un adulto. Adulto nel senso della vita: di giorno, tutto il giorno e tutti i giorni, lavoro; la sera libera. Fino a due mesi fa non era così: quasi tutti i giorni poli, ma con orari flessibili e impegni oratoriani pomeridiani e serali. In questo periodo dell’anno gli impegni all’oratorio sono conclusi, per cui spesso mi ritrovo la sera libera. Nel senso che quando uno stacca dal lavoro, non deve pensare al cosa viene poi, non deve pensare agli esami. Pensa che ha sgobbato tutto il giorno e si è meritato il non avere impegni anche la sera. E il futuro non presenta preoccupazioni come gli esami. Mi sto abituando (inconsciamente) a questo tipo di vita. Ma dovrò svegliarmi. Non ho ancora finito il poli.

Il problema sarà una volta presa la laurea. Il problema sarà scegliere la strada: vita da giovane o vita da adulto?

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Vignetta di Vauro

Oggi sono morte cinque persone sul lavoro in Italia. Non è una novità, ne muoiono almeno una al giorno, ma i media non ne parlano. Ne parlano quando succede un fatto straordinario, come quello di Torino, e si trascinano dietro per qualche giorno il tema. Fra una settimana non troveremo più notizie riguardanti i morti sul lavoro: non perché non ce ne saranno, ma non faranno più notizia. Questo è il sistema italiano. La settimana scorsa Travaglio ad Anno Zero ha affermato che l’Italia è un paese in cui bisogna aspettere la tragedia per agire. Non si fa prevenzione

Tra i morti di oggi ce n’era uno della Fiat di Melfi. Probabilmente è morto schiacciato dal macchinario con cui stava lavorando. Oggi Montezemolo, Presidente di Confindustria, ha affermato che bisogna fare di più per la prevenzione degli incidenti sul lavoro. La stessa prevenzione che i colleghi industriali di Montezemolo non tengono a fare perché costa e non porta profitto. Montezemolo è anche Presidente del Gruppo Fiat. Forse non l’avevano avvertito che oggi è morto un operaio in una delle sue fabbriche. O forse sì, ma non ne ha voluto parlare.

Alla manifestazione di qualche giorno fa degli operai Thyssen sono stati fischiati i sindacati. Dagli operai. Se addirittura l’organismo nato per difendere i lavoratori viene contestato dai lavoratori è un segnale che qualcosa non funziona. I sindacati sono impegnati in alto, non possono occuparsi del basso. Forse ha ragione Grillo: non c’è più una voce di rappresentanza dal basso. Quelle che ci sono sono troppo deboli. La soluzione sta nel mezzo più democratico che conosca: Internet.

Il web è democratico: ognuno può dire quello che vuole, la gente si può unire e formare un coro solo contro chi sta al potere, di qualunque potere si tratti. Se ne ha avuto esempio col V-Day, nato su Internet e diffuso tramite Internet. Ma fatto da gente che è scesa veramente in piazza, non i loro avatar.

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