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Archive for luglio 2008

Repubblica.it segnala che Mediaset ha esposto ufficialmente una richiesta di risarcimento a Google per i contenuti Mediaset presenti su Youtube. Il colosso televisivo pretenderebbe 500 milioni di risarcimento perché Youtube sfrutta oltre 4000 video il cui contenuto apparterebbe a Mediaset. Gli esperti di Fininvest hanno calcolato che i video il cui copyright appartiene a Mediaset avrebbero fatto perdere alla tv ben 315.672 ore di programmazione.

L’idea di Mediaset non è isolata. In America Viacom ha fatto richiesta per danni per lo stesso motivo di Mediaset, il risultato è che le due aziende hanno raggiunto un accordo non economico, ma attraverso una merce di scambio molto più importante: le informazioni. Difatti Google dovrà cedere le informazioni sugli utenti che hanno caricato i video incriminati e i dati sugli utenti finiti sulla pagina del video. E’ quindi successo: l’informazione è arrivata a valere più del denaro.

Ma tornando all’argomento italiano della disputa mi viene difficile capire come abbia potuto la tv privata capire di avere 315.672 ore, perché sarebbero tutte ore di repliche, spezzoni di non più di 10 minuti e soprattutto doppioni. I video di maggior tendenza di Youtube sono tutti disponibili in tantissime copie diverse. Quelli di Mediaset saranno quasi sicuramente tutti doppi, per cui le ore perse sarebbero la metà. Ma soprattutto sarebbero insfruttabili in un palinsesto televisivo.

Però è giusto che esista il copyright e che questo venga rispettato. In ogni caso, lunga vita a Youtube.

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E’ stato lanciato ieri Cuil, nuovo motore di ricerca fondato da ex ingegneri di Google, insoddisfatti delle politiche etiche dell’azienda. Il punto di forza (secondo i fondatori) sta nella quantitò di pagine indicizzate, superiore a quella di Google, e nella protezione della pivacy. Difatti il neonato motore di ricerca non terrebbe traccia delle persone che utilizzano il servizio, al contrario di Google, che tiene traccia di qualsiasi virgola l’utente scriva. L’altra differenza sostanziale starebbe nel metodo di ricerca. Mentre Google si affida totalmente al PageRank, ovvero al numero (e alla qualità) dei link in entrata, Cuil tiene conto in maniera sostanziale dei contenuti della pagina.

Dietro a questo lancio in grande stile (e anche un po’ presuntuoso) si cela un gruppo di ex tecnici che hanno lasciato Google per divergenza di vedute, più un’autorità del campo: Louis Monier. Luois Monier è il creatore di Altavista, il primo motore di ricerca ad avere un successo planetario, e che funzionasse in maniera decente. Come pochi sanno la fama di Altavista è andata lentamente calando a causa del modello di business di internet di fine anni 90: il portale. I grandi portali facevano soldi mantenendo la gente sul proprio sito, non mandandola via con la ricerca. Grazie anche a scelte economiche sbagliate, Altavista fu acquistata e rivenduta da vare aziende, rimodellata con miglioramenti vari e grazie a fusioni, fino all’acquisizione finale da parte di Yahoo. In pratica il secondo motore di ricerca mondiale (Yahoo) è costituito da Altavista.

Ma torniamo a Cuil. L’home page si presenta semplice e pulita, con un nero di fondo a voler indicare l’esatto opposto di Google. I risultati sono presentati in colonne, due o tre a scelta dell’utente, e ogni risultato e correlato di un’immagine presa dal sito (buona idea). Sulla destra compare anche una finestra con categorie suggerite per restringere la ricerca.

Alcune idee sono buone, però ci sono ancora alcuni passi da fare: la ricerca di termini italiani non funziona in modo ottimale, tirando fuori risultati assolutamente non in ordine di importanza, a molti non italiani. Inoltre manca un modello di business. Un motore di ricerca così imponente non può sopravvivere tanti mesi senza permettersi di guadagnare qualcosa. Verranno fuori gli annunci a pagamento come Google e Yahoo?

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Perso qualcosa?

Mi stupisce molto leggere questo articolo di Repubblica. Esso riferisce che ogni anno vengono dimenticati negli aeroporti americani 600.000 portatili.

La cosa mi stupisce molto soprattutto perché io ho comprato da poco un portatile e l’ho pagato tanto. Non penso che farei una leggerezza così grave come dimenticarlo da qualche parte. Sarebbe veramente una di quelle cose che ti ricordi per sempre e che ti faranno pensare di te stesso “sono un pirla” per molti anno dopo l’avvenimento. E’ vero che la maggior parte delle persone che l’han perso avevano di sicuro un computer aziendale, ma non è che renda la cosa meno grave.

Quello che mi preoccupa è dove ci sta portando il consumismo e il capitalismo moderno (o informazionalismo, come direbbe Castells) che porta addirittura a dimenticare un oggetto caro come un computer…

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Ieri un mio caro amico, Hanzo, mi ha convinto a iscrivermi a Facebook, in verità non mi ha convinto solo lui, ma diciamo che mi ha spinto a fare il passo decisivo.

Per chi non lo sapesse Facebook è probabilmente il più grande Social Network esistente su Internet. E’ nato solo nel 2004, per opera (tanto per cambiare) di un giovane studente di Harvard e un suo amico-nerd (esattamente come i due Steve della Apple). La community è nata prima per la sola università di Harvard per poi allargarsi ad altre università, scuole superiori e infine non studenti. Oggi si può iscrivere chiunque abbia più di 13 anni. Il nome del social network deriva dal cosiddetto “libro delle facce”, l’annuario americano costituito dai mezzobusti degli studenti. E’ un po’ ci assomiglia.

Lo stampo è proprio collegato al mondo scolastico e universitario, il metodo più semplice per trovare amici che già si conoscono è inserire la propria università e il proprio liceo. La cosa che più mi ha stupito è stata la capacità del software di trovare gente che io conosca semplicemente incrociando le amicizie del mio profilo con la scuola e l’università. In effetti il 70% delle persone che mi propone come amici sono persone che io ho conosciuto.

Per il resto devo dire che non mi faccia impazzire: per molte cose è molto banale, poco personalizzabile e soprattutto poco ordinato e intuitivo. Soprattutto quest’ultimo punto mi lascia perplesso: il web 2.0 utilizza massicciamente grafiche molto pulite, ma Facebook pare non riuscirci…

Queste però sono solo prime impressioni, vedremo come ancdrà avanti…

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E la cicogna?

La notizia è di qualche giorno fa, ma ne volgio parlare comunque. In America, nel Massachusset, 17 ragazzi di un liceo hanno deciso di concepire collettivamente, per vivere l’esperienza tutte insieme.

Ovviamente il rimando ovvio (e anche il dito accusatorio) va al film Juno. I nessi sono tanti: l’età, la situazione geografica, e quindi anche quella sociale… Ma io riesco solo a vedere più le differenze, che le similitudini. Partiamo dall’articolo sopra citato: il sottotitolo afferma che le giovani hanno deciso di concepire per imitare la protagonista del film. Motivazione che viene smentita poi nell’articolo, secondo cui la motivazione sarebbe di voler rimanere amiche per sempre, facendo questa esperienza tutte insieme. Ma ormai è risaputo che bisogna saper vendere quello che si fa, per cui il titolo facile ci può anche stare.

Ritengo un fatto molto grave quello che è successo, probabilmente dietro ci deve stare una situazione di degrado sociale molto grande, per far accadere ciò. Dietro ci sta il desiderio di amare e di essere amati, cosa che a quanto pare non accade molto nella realtà dei nostri giorni. Ma facendo così si snatura completamente il concetto di famiglia e di amore di coppia. Diventa egoismo.

La differenza fondamentale che noto con il film è il motivo per cui la ragazza rimane incinta. Nella fiction è un rapporto non protetto, nella realtà è la ricerca della gravidanza a tutti i costi. E’ qui il nocciolo della questione. Per questo penso non si possa accusare il film di aver spinto le ragazze a volere una gravidanza. Sicuramente in qualche modo avrà influenzato, ma non penso sia questo il fattore principale di scelta di queste povere ragazze.

Di sicuro sono notizie che mettono dispiacere, che fanno pensare dove sta andando il mondo…

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