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Archive for giugno 2008

Mi sono messo a dare un’occhiata al mio profilo di filmscoop, sito di cui ho parlato precedentemente. Volevo capire i voti che avevo dato ai film usciti recentemente, per cui mi son preso tutti quelli dal 2007 ad oggi e ho guardato i voti, stilando una classifica. Il risultato è un indice di gradimento di tutti i film che ho visto usciti nell’ultimo anno e mezzo. Ci sono qualche sorprese rispetto a quanto credevo di vedere in classifica, ma diciamo che le prime posizioni in classifica rispecchiano molto quanto sia giusto.

Ma bando alle ciance, ve la metto qui sotto. Per comodità posto solo i primi 10 risultati:

1. Juno   10,0
1. Ratatouille  10,0
3. Non è un paese per vecchi   9,0
3. Grindhouse – a prova di morte   9,0
5. Zodiac   8,0
5. Mio fratello è figlio unico   8,0
5. La ricerca della felicità  8,0
8. Tutta la vita davanti  7,5
8. La promessa dell’assassino  7,5
8. La guerra di Charlie Wilson  7,5

Qualche osservazione: se potessi avrei dato a Juno un voto superiore, per distinguerlo da Ratatouille ma non posso. Anche se il grande film pixar si becca un bel 10 lo stesso. Al terzo posto a pari merito, ci sono due film a mio parere molto simili sotto molti aspetti. Anche se uno di essi ha ricevuto ottima critica e l’altro il contrario. Nelle posizioni più in basso compaiono i film italiani (strano, di solito non mi attirano tanto), segno che in mezzo ai vanzina qualcosa di decente sta venendo fuori.

Non pubblico le ultime posizioni (quelle sotto il 6) ma dico solo che il nome più importante della zona è “Into the wild”, acclamato su più fronti, ma che è riuscito a deludermi in pieno. E’ un peccato.

Spero che alcuni si trovino abbastanza con questa mia classifica, perché vorrebbe dire che al mondo di gente che capisce il cinema ce n’è…

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La fine di un’era?

Mi sto rendendo sempre più conto che sto cambiando ritmi di vita. Questo tirocinio mi sta trasformato in un adulto. Adulto nel senso della vita: di giorno, tutto il giorno e tutti i giorni, lavoro; la sera libera. Fino a due mesi fa non era così: quasi tutti i giorni poli, ma con orari flessibili e impegni oratoriani pomeridiani e serali. In questo periodo dell’anno gli impegni all’oratorio sono conclusi, per cui spesso mi ritrovo la sera libera. Nel senso che quando uno stacca dal lavoro, non deve pensare al cosa viene poi, non deve pensare agli esami. Pensa che ha sgobbato tutto il giorno e si è meritato il non avere impegni anche la sera. E il futuro non presenta preoccupazioni come gli esami. Mi sto abituando (inconsciamente) a questo tipo di vita. Ma dovrò svegliarmi. Non ho ancora finito il poli.

Il problema sarà una volta presa la laurea. Il problema sarà scegliere la strada: vita da giovane o vita da adulto?

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Torino Esoterica

Piazza Statuto

L’anno scorso, più o meno in questi giorni di Giugno, era tutto diverso. Il clima, gli impegni, gli europei…

Erano i tempi di Anna Marotta, personaggio di cui ho parlato in questo post. Tale personaggio ci affidò un compito a gruppi. Creare un oggetto mediale, con tema Torino. Il mio gruppo (io, fedone, oriana, lele e puglia) decise di farlo sulla Torino Esoterica. Ci prendemmo molto a cuore il progetto: facemmo anche una visita guidata notturna di Torino per scoprire i luoghi della magia. Il risultato di tale progetto fu una presentazione e un video. Dopo un po’ di tempo ho deciso di caricare il video su youtube, in modo da farlo vedere a tutti. Il video lo potete trovare qui sotto:

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Sugar

Ieri sera sono andato a San Siro per assistere al concerto di Zucchero. Era la prima volta che andavo a San Siro e devo dire che mi ha fatto molto effetto. Questo stadio enorme e imponente con un palco larghissimo che andava a prendere quasi tutta la larghezza del campo. L’idea di Zucchero è stata di creare il Sansiro Stadium Theatre: un teatro nella stadio, con platea a sedere e numerata, per venire incontro alla crescente età del suo pubblico e l’ambientazione era anche fatta per ricordare un teatro (vedi mia foto sotto). L’ottima idea è naufragata, come era prevedibile, già alla seconda canzone: tutti quelli seduti in platea sono balzati in piedi e corsi sotto il palco. Ma va bene così, dopotutto è comunque un concerto in uno stadio.

Nonostante Zucchero non sia uno dei miei artisti preferiti (non lo ascolto mai), il concerto è stato trascinante e bellissimo, si sentiva l’energia trascinante di quel non più giovane un po’ imbolsito. Ma molto bravo nel sapere tenere lo spettacolo sempre vivo.

Un po’ mi vergognavo in mezzo a tutta quella gente: io non sono un fan di Zucchero, avevo dei posti bellissimi (e cari) e non avevo pagato. Mi sono stati offerti il giorno prima dalla concessionaria del Sole 24 Ore. Perchè il mondo della pubblicità è fatto anche di omaggi (non disinteressati). E io ne ho approfittato subito.

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Di nuovo sul treno che mi porta a Milano. Il tirocinio continua tra alti e bassi, ma in questo momento vedo di più i fattori positivi.
Una volta un mio grande professore, Domenico Ioppolo, disse: “Chi ne sa di pubblicità non ne parla, chi non ne sa ne parla troppo”. Io ho deciso di parlare, e spiegare quello che sto imparando
Ho cominciato la prima campagna mia, ovvero creata e gestita da me. Si tratta della campagna search per il blog di Alfa Mi.To. Devo dire che la cosa mi piace abbastanza, perché stimola la creatività e il continuo bisogno di trovare nuove keyword. Il lavoro principale della fase di preparazione della campagna è la stesura delle keyword e degli annunci testuali, quelli che poi l’utente vedrà sul motore di ricerca. Le keyword sono divise in due gruppi: generiche e brand. Quelle generiche sono keyword legate al settore in cui si va ad inserire il sito che si sta pubblicizzando. Nel mio caso ci sono tantissime keyword legate al settore automotive e specializzate nel segmento di appartenenza della Mi.To, inoltre ci sono keyword generiche legate al mondo del blog e della community, dato che il sito sponsorizzato è proprio il blog di Alfa Mi.To. L’altro gruppo di parole è quello detto brand, dove vanno tutte le keyword che hanno a che fare con la marca e il prodotto sponsorizzato. Di solito le keyword brand registrano numeri di click molto alti, perché se l’utente cerca “mi.to” su google vuol dire che sta proprio cercando la Mi.To e io gliela sto offrendo. Le keyword generiche sono importanti, invece, perché vanno ad intercettare il traffico normale del motore di ricerca (ma nel mio settore) per deviarlo sul mio sito (che probabilmente non stavano cercando) e quindi attirano un potenziale cliente in più rispetto a quello che stava già cercando la mia macchina.
All’interno dei due gruppi, c’è un ulteriore distinzione in gruppi. Ogni gruppo si riferisce ad un ambito specifico delle parole al suo interno. Per ognuno di questi gruppi bisognerà creare almeno un (spesso sono tre) annuncio testuale, il più attinente possibile al gruppo di keyword, che invogli l’utente a cliccarci sopra e finire nel mio sito. E qua sta l’altro grande sforzo di creatività. Per farlo bisogna analizzare bene cosa offre il sito per far leva su quello e riuscire ad attirare click. Più la campagna è atipica e più bisogna sforzarsi per creare keyword e annunci, ma devo dice che questo sforzo mi piace, perché mi mette alla prova con me stesso.
Considerando che il futuro del mio lavoro è questo, abbandonando progressivamente l’impegno sulle campagne display, direi che posso ritenermi soddisfatto.

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L’Italia è una rebubblica democratica fondata sul calcio. E in Italia ogni cittadino è c.t. della nazionale.
Queste due affermazioni oggi sono più che mai valide e attuali. Dopo la sonora batosta subita con l’Olanda la gente ha cominciato a cercare gente da accusare. La maggior parte ha trovato nella persona più responsabile Donadoni. D’altronde è lui il c.t., il responsabile delle persone in campo. Ma è anche facile accusare l’allenatore.
Ma facciamo un salto indietro nella storia: Donadoni, per anni bandiera del Milan si ritira da giocatore e comincia a studiare da allenatore. Dopo pochi anni di gavetta, l’occasione arriva con il Livorno in serie B. Poi passa al Genoa e di nuovo al Livorno in serie A, dove riesce a conquistare una posizione in medio/alta classifica, l’anno dopo la storia si ripete: il Livorno gira bene, è settimo in classifica, ma il rapporto col presidente Spinelli si incrina e Donadoni decide di andarsene. Quell’estate scoppia la bomba di calciopoli e l’Italia vince il mondiale, con il conseguente abbandono della nazionale di Lippi. Ad amministrare la Figc ci sono il commissario straordinario Rossi e il vice commissario Albertini, appena ritiratosi dal calcio. Fatto sta che Albertini, ex compagno di Donadoni, spinge molto per far avere la panchina della nazionale a Donadoni. E così fu. La prima critica a Donadoni fu quella di avere, indubbiamente, pochi anni di esperienza come allenatore per affrontare una tale impresa. Per di più le prime partite sono un disastro totale. Pian piano la nazionale ricomincia a vincere e Donadoni si riconquista la fiducia dei tifosi, anche grazie alla mossa popolare di convocare Del Piero e Cassano per gli Europei. Ma arriva la prima partita e l’Italia si becca una sonora batosta, Donadoni viene criticato e si vocifera già di un ritorno di Lippi sulla panchina della nazionale. Siamo proprio in Italia…
Il mio bel paese si rende conto sempre meno del livello a cui è arrivato nei confronti di uno sport, che deve generare divertimento, non nervosismi. Troppi soldi, troppi interessi. Tante volte si è detto di ricominciare da zero. Mossa impossibile. Però i potrebbe cominciare a deviare fondi per il calcio in sport che ne hanno davvero bisogno per far crescere i nostri atleti. Per fare in modo che lo sport torni a divertire.

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Sono sempre stato scettico sui sequel. E ancora di più lo sono sempre stato sui ritorni dopo tanto tempo. Spesso l’atmosfera del primo film non riesce a essere ricreata, gli sceneggiatori non sono capaci di ripetersi e i registi cambiano, a volte perfino gli attori. Ho sempre visto i sequel come una mossa puramente commerciale, lontana dagli scopi dei film originali. Ieri ho visto Indiana Jones e il regno del teschio di cristallo (titolo orribile, lungo e difficile da ricordare). Mi ha lasciato un po’ interdetto.

La squadra che stava dietro agli tre film viene ricreata di nuovo (Lucas alla sceneggiatura e produzione, Spielberg alla regia, Ford come protagonista, Williams alle musiche), ma si sente quel no pesantsissimo rifilato a George Lucas da Sean Connery. La mancanza del personaggio che ha fatto la fortuna del terzo episodio viene colmata (ma non abbastanza) dal figlio di Indy, che risulta delineato abbastanza bene ma non cattura l’attenzione dello spettatore. Ritorna anche Marion Ravenwood, fiamma di Indiana Jones nel primo episodio.

Ma allora cosa non funziona? La scenggiatura diventa troppo fantasticante e si allontana da quell’alone di verosimile dei primi episodi. Il protagonista si ritrova in troppe situazioni contemporaneamente, alcune anche ingiustificate che lasciano lo spettatore perplesso, come ci fosse bisogno di fargli capitare qualcosa a questo personaggio. Il problema è che il personaggio è già a posto così com’è, perchè lui è Indiana Jones. Si scade nel ridicolo quando i famosi “dei” non sono alieni (come ci porta a pensare tutto il film, fin dalle prime scene), il che già non mi piace molto, ma addiritura esseri di un’altra dimensione.

Tutto sommato però il film risulta gradevole. Gli attori sono tutti bravi e le citazioni sugli episodi precedenti si sprecano. Ce ne sono davvero tante, alcune veramente ben nascoste, ma che danno un tocco di simpatia al film. Come sequel non mi sento di bocciarlo, perché lo sforzo per fare un buon film si è visto, ma devo dire che per molte cose mi ha lasciato deluso e con un po’ di amaro in bocca.

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