Ieri un mio caro amico, Hanzo, mi ha convinto a iscrivermi a Facebook, in verità non mi ha convinto solo lui, ma diciamo che mi ha spinto a fare il passo decisivo.
Per chi non lo sapesse Facebook è probabilmente il più grande Social Network esistente su Internet. E’ nato solo nel 2004, per opera (tanto per cambiare) di un giovane studente di Harvard e un suo amico-nerd (esattamente come i due Steve della Apple). La community è nata prima per la sola università di Harvard per poi allargarsi ad altre università, scuole superiori e infine non studenti. Oggi si può iscrivere chiunque abbia più di 13 anni. Il nome del social network deriva dal cosiddetto “libro delle facce”, l’annuario americano costituito dai mezzobusti degli studenti. E’ un po’ ci assomiglia.
Lo stampo è proprio collegato al mondo scolastico e universitario, il metodo più semplice per trovare amici che già si conoscono è inserire la propria università e il proprio liceo. La cosa che più mi ha stupito è stata la capacità del software di trovare gente che io conosca semplicemente incrociando le amicizie del mio profilo con la scuola e l’università. In effetti il 70% delle persone che mi propone come amici sono persone che io ho conosciuto.
Per il resto devo dire che non mi faccia impazzire: per molte cose è molto banale, poco personalizzabile e soprattutto poco ordinato e intuitivo. Soprattutto quest’ultimo punto mi lascia perplesso: il web 2.0 utilizza massicciamente grafiche molto pulite, ma Facebook pare non riuscirci…
Queste però sono solo prime impressioni, vedremo come ancdrà avanti…
Mi sto rendendo sempre più conto che sto cambiando ritmi di vita. Questo tirocinio mi sta trasformato in un adulto. Adulto nel senso della vita: di giorno, tutto il giorno e tutti i giorni, lavoro; la sera libera. Fino a due mesi fa non era così: quasi tutti i giorni poli, ma con orari flessibili e impegni oratoriani pomeridiani e serali. In questo periodo dell’anno gli impegni all’oratorio sono conclusi, per cui spesso mi ritrovo la sera libera. Nel senso che quando uno stacca dal lavoro, non deve pensare al cosa viene poi, non deve pensare agli esami. Pensa che ha sgobbato tutto il giorno e si è meritato il non avere impegni anche la sera. E il futuro non presenta preoccupazioni come gli esami. Mi sto abituando (inconsciamente) a questo tipo di vita. Ma dovrò svegliarmi. Non ho ancora finito il poli.
Il problema sarà una volta presa la laurea. Il problema sarà scegliere la strada: vita da giovane o vita da adulto?
L’anno scorso, più o meno in questi giorni di Giugno, era tutto diverso. Il clima, gli impegni, gli europei…
Erano i tempi di Anna Marotta, personaggio di cui ho parlato in questo post. Tale personaggio ci affidò un compito a gruppi. Creare un oggetto mediale, con tema Torino. Il mio gruppo (io, fedone, oriana, lele e puglia) decise di farlo sulla Torino Esoterica. Ci prendemmo molto a cuore il progetto: facemmo anche una visita guidata notturna di Torino per scoprire i luoghi della magia. Il risultato di tale progetto fu una presentazione e un video. Dopo un po’ di tempo ho deciso di caricare il video su youtube, in modo da farlo vedere a tutti. Il video lo potete trovare qui sotto:
Ieri sera sono andato a San Siro per assistere al concerto di Zucchero. Era la prima volta che andavo a San Siro e devo dire che mi ha fatto molto effetto. Questo stadio enorme e imponente con un palco larghissimo che andava a prendere quasi tutta la larghezza del campo. L’idea di Zucchero è stata di creare il Sansiro Stadium Theatre: un teatro nella stadio, con platea a sedere e numerata, per venire incontro alla crescente età del suo pubblico e l’ambientazione era anche fatta per ricordare un teatro (vedi mia foto sotto). L’ottima idea è naufragata, come era prevedibile, già alla seconda canzone: tutti quelli seduti in platea sono balzati in piedi e corsi sotto il palco. Ma va bene così, dopotutto è comunque un concerto in uno stadio.
Nonostante Zucchero non sia uno dei miei artisti preferiti (non lo ascolto mai), il concerto è stato trascinante e bellissimo, si sentiva l’energia trascinante di quel non più giovane un po’ imbolsito. Ma molto bravo nel sapere tenere lo spettacolo sempre vivo.
Un po’ mi vergognavo in mezzo a tutta quella gente: io non sono un fan di Zucchero, avevo dei posti bellissimi (e cari) e non avevo pagato. Mi sono stati offerti il giorno prima dalla concessionaria del Sole 24 Ore. Perchè il mondo della pubblicità è fatto anche di omaggi (non disinteressati). E io ne ho approfittato subito.
Di nuovo sul treno che mi porta a Milano. Il tirocinio continua tra alti e bassi, ma in questo momento vedo di più i fattori positivi.
Una volta un mio grande professore, Domenico Ioppolo, disse: “Chi ne sa di pubblicità non ne parla, chi non ne sa ne parla troppo”. Io ho deciso di parlare, e spiegare quello che sto imparando
Ho cominciato la prima campagna mia, ovvero creata e gestita da me. Si tratta della campagna search per il blog di Alfa Mi.To. Devo dire che la cosa mi piace abbastanza, perché stimola la creatività e il continuo bisogno di trovare nuove keyword. Il lavoro principale della fase di preparazione della campagna è la stesura delle keyword e degli annunci testuali, quelli che poi l’utente vedrà sul motore di ricerca. Le keyword sono divise in due gruppi: generiche e brand. Quelle generiche sono keyword legate al settore in cui si va ad inserire il sito che si sta pubblicizzando. Nel mio caso ci sono tantissime keyword legate al settore automotive e specializzate nel segmento di appartenenza della Mi.To, inoltre ci sono keyword generiche legate al mondo del blog e della community, dato che il sito sponsorizzato è proprio il blog di Alfa Mi.To. L’altro gruppo di parole è quello detto brand, dove vanno tutte le keyword che hanno a che fare con la marca e il prodotto sponsorizzato. Di solito le keyword brand registrano numeri di click molto alti, perché se l’utente cerca “mi.to” su google vuol dire che sta proprio cercando la Mi.To e io gliela sto offrendo. Le keyword generiche sono importanti, invece, perché vanno ad intercettare il traffico normale del motore di ricerca (ma nel mio settore) per deviarlo sul mio sito (che probabilmente non stavano cercando) e quindi attirano un potenziale cliente in più rispetto a quello che stava già cercando la mia macchina.
All’interno dei due gruppi, c’è un ulteriore distinzione in gruppi. Ogni gruppo si riferisce ad un ambito specifico delle parole al suo interno. Per ognuno di questi gruppi bisognerà creare almeno un (spesso sono tre) annuncio testuale, il più attinente possibile al gruppo di keyword, che invogli l’utente a cliccarci sopra e finire nel mio sito. E qua sta l’altro grande sforzo di creatività. Per farlo bisogna analizzare bene cosa offre il sito per far leva su quello e riuscire ad attirare click. Più la campagna è atipica e più bisogna sforzarsi per creare keyword e annunci, ma devo dice che questo sforzo mi piace, perché mi mette alla prova con me stesso.
Considerando che il futuro del mio lavoro è questo, abbandonando progressivamente l’impegno sulle campagne display, direi che posso ritenermi soddisfatto.
Eccomi quà. In questo momento sto scrivendo sul treno che mi porta a Milano, col mio nuovo Macbook, sono le otto e venti e mi son rotto di cercare di dormire. In questo periodo non ho scritto molto sul blog. Non perché non ne avessi voglia, ma perché molto impegnato col tirocinio.
Novara, stazione di Novara.
Ormai penso sia la quinta volta che vado a Milano per il tirocinio. Non le ho contate, ma ci vado più o meno una volta a settimana. A Milano vado per imparare il vero lavoro che dovrei fare nel tirocinio, quello che non possono insegnarmi a Torino perché dovrò farlo io a Torino. Si chiama SEM, search engine marketing. E’ la nuova frontiera del settore pubblicitario online. Avete presente i link sponsorizzati che appaiono quando fare una ricerca? quelli. Può sembrare una cosa banale o semplice, ma costano poco e portano tanto traffico al cliente. Il punto di forza è uno: compare quando si crea una necessità. Voglio un mutuo? Cerco il mutuo su Google e mi appare un’offerta di un mutuo. Tutto questo non può farlo la pubblicità normale, anche se targettizzata al massimo.
I budget spesi in questo campo stanno lievitando di anno in anno, sempre più spesso vengono organizzate campagne “keyword” continuitave lunghe mesi, perché i risultati sono molto buoni.
Ormai nascono aziende che si occupano solo di questo. A Milano vado in un’azienda che si chiama Outrider, che si occupa solo di campagne SEM e interventi SEO, di cui ho parlato precedentemente. Quest’azienda fa parte di GroupM, una specie di rete che raggruppa centri media appartenenti a WPP, una multinazionale pubblicitaria. WPP detiene anche il 49% del mio centro media, MC2. E’ un po’ una grande famiglia.
Cosa dire? Comincio a vedere il futuro in modo molto positivo. In un momento in cui il mercato del lavoro è chiusissimo per i giovani, mi si apre questa prospettiva. E non solo per me. Da quando lavoro alla MC2, circa un mese, ho visto assumere ben tre persone nuove. E non è una cosa da poco.
Lunedì scorso ho cominciato il tirocinio di fine corso. Lo svolgo presso la MC2, un centro media. Il centro media, o agenzia media, è l’intermediario tra il cliente (o l’agenzia creativa) e la concessionaria pubblicitaria, l’azienda che vende gli spazi per conto dell’editore. Lo scopo di un centro media è organizzare la messa in onda della campagna e acquisirne gli spazi, su tutti i mezzi coinvolti.
Lo scopo del mio tirocinio è occuparmi di SEM e SEO. Con SEM si intende Search Engine Marketing, la pubblicità sui motori di ricerca, ovvero i risultati sponsorizzati che si trovano quando si fa una ricerca. Con SEO (Search Enigne Optimization) si intende invece l’ottimizzazione di un sito in modo che risulti il più in alto possibile nei risultati naturali della ricerca.
Devo dire che a me l’argomento interessa molto, trattandosi anche di un settore in espansione, e probabilmente vi racconterò di più su questi argomentinei prossimi giorni, per ora voglio solo parlare del mio tirocinio. Per svolgere la mia attività, ovviamente, io non possiedo le competenze. Ho studiato pubblicità e internet al poli, però non si è mai parlato di settori così specifici. Fatto sta che io parto con qualche base teorica e niente di pratica.
La mia situazione è ancora più complicata: la mia azienda per svolgere attività di SEM / SEO si rivolge ad un’azienda di Milano, la Outrider che svolge questo compito per essa. Per cui a Torino non c’è nessuno in grado di insegnarmi molto sul settore. Per fare un po’ di formazione sono costretto ad andare a milano. Solo che non posso andare a Milano spesso perché laggiù sono molto occupati, per cui per il momento mi trovo a perdere quasi tutte le mie otto ore quotidiane facendo niente.
La situazione è molto frustrante, perché ovviamente i miei colleghi sono pieni di lavoro da fare e non hanno molto tempo da dedicarmi. Diciamo che quando posso mi siedo vicino ad una collega della mia unit (qui siamo divisi in unit, io sono nella unit internet) che gentilmente mi spiega quello che sta facendo, così almeno qualcosina imparo, anche se non prettamente nel mio campo.
Il problema è che non posso mettermi a cazzeggaire platealemente su internet tipo con messenger perché, nonostante non abbia niente da fare, non posso far vedere a tutti che sto chattando o cazzate varie. L’unica cosa da fare è aspettare che io abbia un po’ più di competenze, in modo che mi facciano fare qualcosa. Il tempo ripara, disse qualcuno, ma io ne ho un po le balle piene.
In questi giorni mi sono preso un pochino cura del mio blog ed ho fatto qualche modifica. Ho tolto la category cloud sulla destra ed ho aggiunto una tag cloud. Di conseguenza ho dovuto taggare tutti i post del blog in modo che la “nuvoletta” venisse seria. In questa metodo balzano subito all’occhio del visitatore gli argomenti trattati.
Il metodo del tagging e delle keywords è molto importante nel mondo dei social network, spesso se utilizzano user generated content, in modo che ogni contenuto sia catalogato per argomenti.
Altro uso importate è il cosiddetto SEO, Search Engine Optimization, di cui scriverò in futuro.
In alto una mia foto. Non mi chiedete perché l’ho messa.
Oggi si è disputata la prima giornata di campionato di Pallavolo Maschile categoria Master. Quest’anno vede il mio grande ritorno nel Salus, in qualità di opposto. La prima partita Salus - Druento è stata condizionata dalle pesanti assenze di Nicola, Bomber e Luca (convalescente), ma nonostante tutto si è visto un po’ di buon gioco a sprazzi.
I convocati sono i seguenti: Ventu (in qualità di alzatore a sostituire Bomber), Michi (reduce dalla partita di ieri), Tommy, Andrea Farina, Fabio (il mister tuttofare), Andrea Pataccia, Pietro, il sottoscritto e Fabry (il battitore ufficiale).
Purtroppo la partita è finita male: 3-1 per gli avversari, più che altro per errori nostri, dato che non erano poi così forti. Ma la squadra è in forte crescita…
Le tanto agoniate pagelle:
Ventu 6,5. Partita buona ma rendimento un po’ altalenante.
Michi 7. Qualche buon attacco e benino in ricezione. Manca un po’ di intelligenza nei momenti difficili.
Tommy 7,5. Partita molto buona, forse qualche attacco fuori di troppo.
Andre F. 6,5. Prestazione soddisfacente, manca solo un po’ di lucidità in campo.
Fabio 5,5. Si scalda poco perchè preso da scartoffie, e purtroppo ne risente un po’ in partita. Male in attacco e bene in ricezione.
Andre P. 6,5. Molto bravo in fase difensiva, ma poco incisivo in attacco.
Pietro 8. Una certezza in attacco, bene anche in ricezione. Uomo partita.
Gabbo 7. Bene in attacco, ma ancora molto da migliorare.
Fabry 7. Un ace per lui.
In alto un muro di Michi con Fabio e Ventu a coprire. Foto di Andrea Farina.
Torno a scrivere sul blog dopo molto tempo, dato che ho ricevuto un po’ di pressioni per riprendere.
Soprattutto vedendo che l’ultimo post narrava del mio ritorno al poli, poteve sembrare che io fossi morto al poli. Non è così. Sono vivo. Però devo ammettere che questo periodo didattico mi sta un po’ spompando. Soprattutto Interfacce Grafiche. In pratica si tratta di programmare in Java delle finestre (e fin qua è interessante) e di programmare anche tutto quello che sta dietro (e qui non è bello). Sarà che a me non piace, sarà che non ci hanno mai insegnato bene, ma io non ce la faccio a programmare. Non ho la testa da programmatore. NON SONO UN INGEGNERE INFORMATICO. A questo punto cerco di tirare avanti cercando di capire cosa ci spiega Fedone (sia sempre lodato il ragazzo complimenti).
A me non piace programmare, tanto più che le basi non ce le abbiamo. Abbiamo fatto direttamente Java con due basi di php nel cervello. Java è un termine gergale inglese per caffè. Deriva dal fatto che il caffè giungeva dall’isola di Giava, in Indonesia. Io so solo che dopo che ho cercato di programmare per due ore, avrei bisogno di ben più di un caffè. Ma purtroppo quando finisci di programmare hai mille altre cose da fare. Ormai aspetto solo che passi questo esame, perché ne ho abbastanza.