E’ da un po’ che intendo scrivere questo post, ma le richieste di informazioni che mi sono giunte nelle ultime settimante mi hanno finalmente convinto. Quella che segue è una visione personale del corso di laurea di Ingegneria del cinema e dei mezzi di comunicazione del Politecnico di Torino. Ma è comunqua una visione dall’interno, e sono molti gli interessati ad averla.
Io sono entrato a Ingegneria del cinema nel 2005, era il terzo anno di esistenza del corso di laurea. Eravamo delle cavie, ma meno di quelli arrivati prima di noi. Siamo entrati in poco meno di 60, ma a marzo eravamo già in 40. Molta gente, delusa da aspettative sbagliate, aveva mollato il corso. Penso che nessuno si aspettasse esattamente un corso come quello venuto fuori. Questo perché la pubblicità fatta all’inizio per questo corso era totalmente deviante. Si parlava veramente di fare cinema, incontrare registi e specialisti del campo. Fortunatamente io non ero venuto per fare cinema. Perché non si fa. Sfatiamo un mito: si fa solo un esame sul cinema, in altri esami si fa qualche accenno. Se volete fare cinema andate al DAMS.
Il vero protagonista del corso di laurea, vero padre-padrone, è il fondatore del corso: Mario Ricciardi. E’ stato presidente del neonato museo del cinema di torino, professore a Scienze delle comunicazione, un’autorità del campo. Egli tiene un corso all’anno, tutti e cinque gli anni. Sono tutti uguali questi corsi: dei tizi che hanno detto qualcosa sulla comunicazione. Però fa leggere libri interessanti. Ricciardi soffre di delirio di onnipotenza, però gli dobbiamo anche molto. Ha portato progetti innovativi in questo corso, come Communico: una comunità virtuale di tutti gli iscritti, inoltre è riuscito a farci avere spazi e materiali.
Tornando al corso di laurea, per affrontarlo è consigliata una base scientifica, soprattutto matematica. Io non ce l’avevo. E infatti mi son trovato alla fine del primo anno con tutti gli esami di matematica indietro. E’ comunque un corso di ingegneria, anche se più soft. L’altro grande scoglio, almeno secondo me, è l’informatica. Il mio anno ha subito un riordino dei corsi, per cui si è ritrovato a fare male i corsi di informatica e programmazione. In pratica molti studenti del nostro anno (tra cui io) non sanno veramente programmare. Ma adesso le cose dovrebbero essere cambiate: i corsi sono meglio strutturati e si dovrebbe imparare veramente.
Ma passiamo alle note positive: ci sono anche i corsi di stampo umanistico, spesso tenuti da (ex) autorità del campo. Alcuni sono fatti bene e sono molto interessanti, altri sono noiosi e ripetitivi, ma almeno offrono quel momento di pausa dall’ingegneria. Spesso in essi è richiesto un lavoro di gruppo, da esporre agli studenti a fine corso. Questo fattore lavori di gruppo (e se ne fanno tanti) è uno degli aspetti più formanti del corso di laurea. Perchè il mondo lavorativo è sempre un lavoro di gruppo.
Arriviamo alla domanda che è sulla bocca di tutti: che lavoro fa un ingegnere del cinema? La risposta è semplice: tutto.
La base di conoscenze del corso di laurea è talmente ampia che permette di fare quasi qualsiasi lavoro nel campo dei media, dal più tecnico al più umanistico. La conoscenza del panorama delle nuove tecnologie permette all’Ingegnere del cinema di primeggiare in tantissimi campi, praticamente tutti quelli che ha studiato.
Quali sono questi campi? programmazione, elaborazione di segnali, post-produzione, grafica 3d, pubblicità, media planning, web acency, acustica, fotografia, produzioni multimediali, effetti speciali solo per citarne alcuni. Ma l’ingegnere del cinema può veramente fare di tutto, l’unico problema è che deve vendersi alle aziende perché esse non conoscono la figura professionale.
Ma l’ingegnere del cinema potrebbe anche creare un suo business…

Ottima anlisi gabbo! Concordo pienamente su tutto. L’ultima frase è molto veritiera: secondo me ingegneria del cinema è un corso in grado di preparare possibili futuri imprenditori.
[...] Visto che in molti mi hanno contattato per avere informazioni sul corso di laurea in Ingegneria del Cinema e dei Mezzi di Comunicazione organizzato dal Politecnico di Torino (corso in cui mi sono laureato a luglio e di cui mi sono appena iscritto alla laurea specialistica), ho pensato di cogliere la palla al balzo e di segnalarvi il post di Gabbo, che secondo me descrive e analizza perfettamente il corso che ho frequentato in questi tre anni. Se siete interessati, ve ne consiglio fortemente la lettura. [...]
Ciao Gabbo,
molto bello questo intervento! soprattutto molto sentito… già! mi sembra ieri quando uscivi dal buon vecchio “A. Spinelli” e decidesti per il poli! per cosa poi? ingengeria del cinema e dei mezzi di comunicazione…chissà perchè poi!?
E così sono passati già 3 anni da allora… e ne hai passate! dai momenti in cui l’analisi e la geometria non ti entravano a quando poi, con un piccolo aiuto, sei riuscito a passare esami anche difficili… per giungere a ora…studente che riesce a trovare anche un lavoretto! wow… grandissimo!!
Diciamo che hai vinto una scommessa… la posta in gioco era alta:il tuo futuro. E alla fine la vincita non ti ha deluso, per ora…
Ora anche io qua mi ritrovo ad aver fatto una scommessa col futuro: matematica, speriamo di riuscire a vincerla anche io… che mi porti e mi faccia conoscere realtà belle e interessanti! Perchè, come disse un mio carissimo professore: “nella vita non si saprà mai abbastanza, bisogna studiare in continuazione…”e forse è proprio così!!
beh..ci vediamo…
ciao
Luca
Scusa se ti chiedo…oggi ho fatto ho fatto il test d’ingengeria(finalmente!) mi sai dire quant’è una buona media dei punti fatti nel test per entrare? mi spiego meglio…ho risposto a 52 domande su 80..per me sono poche…poi come funziona la storia del ripescaggio? quanto tempo ci mettono per farlo sapere?
Ma soprattutto…mi consigli in caso di accedere a una laurea ad accesso libero come ingegneria delle telecomunicazioni per recuperare tutto l’anno prossimo?
Cari Ragazzi,
che vi scrive è un laureato in Scienze della Comunicazione (vecchio ordinamento, matricola del ‘96). Ho visitato con grande attenzione il sito del vostro corso, il piano di studi, l’elenco dei docenti e degli insegnamenti e sono stato colpito dalle numerose analogie con quanto ho studiato. Ma soprattutto mi hanno colpito i commenti di Gabbo nel post introduttivo, perché rispecchiano esattamente le impressioni che io stesso avevo avuto riguardo al mio corso di laurea quando ancora ero studente.
Quando mi iscrissi il mio corso era appena stato fondato e veniva presentato dai giornali e dagli “esperti” come uno dei corsi del futuro, in grado di integrare saperi di settori diversi (socio-economico/linguistico/informatico). Anche noi eravamo destinati a diventare “imprenditori di noi stessi”, professionisti della comunicazione, esperti consulenti… anche noi avremmo potuto fare “tutto” una volta laureati.
E anche il mio corso era a numero chiuso (al test eravamo in 1800 per 250 posti…) ed è stato organizzato e presieduto per anni da Ricciardi.
Purtroppo la realtà che io e i miei compagni abbiamo trovato dopo la laurea è stata ben diversa da quella che ci avevano prospettato. E così ho capito che anche chi insegna, molto spesso, è un soggetto con un prodotto da vendere e che difficilmente andrà contro il proprio interesse per amore dell’istruzione o della verità.
Per farla breve: oggi quelli con la mia laurea sono accusati in campo umanistico di non essere abbastanza umanisti, in campo scientifico di non essere degli scienziati, in campo informatico di non essere dei veri informatici e così via.
L’idea della formazione trasversale è stata un bel buco nell’acqua, e il nostro titolo, ironia della sorte, è oggi considerato una “laurea debole”, tanto quanto una laurea in lettere o in storia (con la differenza che noi non possiamo nemmeno tentare la strada dell’insegnamento…).
Con questo non voglio dire che sia tutto da buttare: il mio corso di studi mi ha dato un’ottima preparazione di base in diversi settori e un’elevata versatilità ma il rapporto con il mondo del lavoro è decisamente problematico.
Se potessi tornare indietro farei un corso di laurea scientifico o tecnico con un’identità forte e una tradizione alle spalle. E soprattutto non farei mai un corso nuovo perchè solo il vaglio del mercato per un certo numero di anni ti potrà dire se una figura professionale è veramente richiesta oppure no: il resto sono solo elucubrazioni.
In ogni caso, nella speranza che a voi vada meglio, auguro un in bocca al lupo a tutti!
Ciao Alessandro, grazie del tuo commento molto completo.
Sinceramente devo dire che non mi ha messo di buon umore, ma resto positivo lo stesso. Secondo ci sono molte analogie, ma anche molte differenze rispetto a Scienze della Comunicazione. Questa grande differenza sta nella base tecnica. Una formazione di tipo ingegneristico è sempre ben vista nel mondo del lavoro, di qualunque tipo essa sia. L’ingegnere del cinema sa benissimo cos’è l’informazione dal punto di vista del tecnico su qualunque mezzo essa sia portata , difatti egli è soprattutto ingegnere dei mezzi di comunicazione. All’ingegnere del cinema interessa poco sapere cos’è il messaggio (se non per gusti personali), ma sapere COME veicolare il messaggio. E’ brutto dirlo ma aveva ragone McLuhan…
Salve,
io sono molto interessanta ad ingegneria del cinema, è da circa due anni che mi informo, vedo le novità e tutto il resto.
Mi dovrei iscrivere a settembre e tra due giorni parto (sono della Campania) per andare all’orientamento al Poli.
Vorrei chiedere è importante saper disegnare?
e oltretutto Gabbo, tu li hai fatti tutti quei laboratori che sono scritti sul sito della facoltà? Se sì, di cosa si trattano di preciso?
Ciao! Ho letto ora il tuo post e nonostante mia paia molto completo vorrei comunque saperne di più.
Mi chiedevo se eri disponibile a parlarne, magari utilizzando un altro mezzo..tramite msn.
Credo che la mia mail ti dovrebbe arrivare insieme al mio commento.
Spero di sentirti presto..ed in caso grazie!
Ciao..
Eleonora
Bel post… Però le prospettive lavorative mi sembrano un po’ troppo ottimistiche… giusto per dirne una grafica 3D ed effetti speciali richidono un elevata preparazione tecnica e una buona conoscenza dei software… o sbaglio?
Le prospettive di lavoro sono ottimistiche perché il corso di laurea forma su una quantità di campi veramente larga. Sicuramente l’ingegnere del cinema non dovrebbe essere quello che si mette a programmare, a fare il tecnico di montaggio e degli effetti speciali perché ci sono corsi e scuole apposta. L’ingegnere del cinema deve essere in grado di mettere insieme tutte le sue conosceneze per creare un progetto riguardante i media
Ciao! stavo cercando informazioni su ingegneria del cinema e sono capitata sul tuo blog, l’intervento mi è piaciuto molto! in effetti ho appena scoperto di aver passato il test di ingegneria del cinema che ho fatto 4 giorni fa, sono rimasta molto stupita perchè neanchio ho assolutamente una base scientifica essendo uscita da un liceo linguistico (tra l’altro ho letto che tu andavi allo Spinelli, anche io vengo da li)…è proprio questo che mi preoccupa..e volevo chiederti: sono così duri come dicono gli esami di matematica, analisi, geometria ecc..?e poi gli orari sono molto pesanti? e ci sono anche materie più pratiche tipo laboratori? grazie x le info…io sono ancora molto indecisa fra ingegneria e il multi dams quindi ogni consiglio è ben accetto=) grazie mille!