
Avete presente quando uno comincia ad osannare un oggetto, una manifestazione, un film senza averlo ancora visto o utilizzato? Bene, io l’ho fatto con “Juno”. Ho passato gli ultimi mesi a dire che secondo me era un capolavoro, il film dell’anno, sicuramente da vedere. Questo perché risponde ad alcune premesse che a mio parere possono essere interessanti: è un film indipendente, girato da un regista emergente molto bravo, ha vinto il festival del cinema di Roma, ha avuto un successo di incassi in America, nonostante fosse distribuito in pochissime sale. Sicuramente ho sbagliato ha crearmi questa idea nella testa. Perché sono entrato in sala chiedendomi se poi non sarei rimasto deluso.

Sono uscito dalla sala estasiato. Nonostante i miei pregiudizi positivi, che potevano solo portarmi ad una sopravvaluzione, il film mi è piaciuto davvero molto. Juno riesce a riunire in se tantissime abilità in campi diversi in modo che il risultato finale sia un prodotto omogeneo, che funziona bene e riesce a filare liscio. Ma quali sono queste caratteristiche? Andiamo in ordine.
La sceneggiatura, che ha vinto l’oscar, è molto buona: una commedia e un film serio allo stesso tempo, il tutto mescolato molto bene. Non si perde mai il filo.
Il cast è tutto molto buono, nonostante manchino gli attori di richiamo. Ma come già detto, è un film indipendente. Tutti gli attori sono veramente adatti al proprio personaggio. Bravissima Ellen Page
La narrazione divisa in quattro stagioni è molto intelligente, un po’ come voler dividere le fasi della vita della protagonista. Nonostante i balzi temporali non si soffre di mancanza di informazioni. Il regista Jason Reitman ha fatto veramente un ottimo lavoro.
La colonna sonora è molto bella. E’ composta da molti pezzi folk lo-fi, più qualche composizione nel genere. Vale veramente la pena ascoltarla tutta.
Il progetto grafico è carino, soprattutto i titoli iniziali, ripresi nelle scritte in sovraimpressione, nelle locandine e in tutta l’attività di promozione.
Nonostante i vari tentativi di schierare il film pro o contro aborto, esso non si schiera. I temi trattati sono affrontati nel modo giusto senza troppi moralismi e nella maniera più leggera possibile ai fini della scenggiatura. Juno è veramente un godibile dall’inizio alla fine, gustandone l’atmosfera e i personaggi. Buona visione!
Ho visto Juno e, ti dirò, mi è piaciuto. Il fatto che gli attori non fossero noti, che il film non abbia richiesto grossi investimenti, decisamente depone a favore (e a sfavore delle inutili star). L’unico commento negativo che posso fare, probabilmente perché italiana e quindi permeata da una mentalità “mammocratica”, è che mi sembra che si dia al problema una risposta troppo semplicistica (assolutamente inconciliabile, al momento, con la nostra cultura).
Dunque, un’adolescente ha un rapporto con un coetaneo così, perché le va, non prende alcuna precauzione, resta incinta, decide prima di abortire, poi ci ripensa e stabilisce di darlo in adozione: sceglie la coppia, che si rivela essere meno solida di quello che sembrava, ma non importa. I genitori della ragazza (padre e buona matrigna) sono pure tutti d’accordo, si scodella il pargolo, e si affida alla buona signora, che nel frattempo si è separata, e vissero tutti felici e contenti.
*** Mah! ***
Sono d’accordo con te su moltissimi punti, andiamo in ordine:
Il fatto di avere un rapporto così perché le va è pienamente nel carattere della protagonista, come più volte ripetuto nel film (“non è stato lui a volerlo”), stupisce un po’ il fatto che una ragazza intelligente come Juno non usi precauzioni. La scelta presa subito, senza pensare, come se fosse ovvia, è di abortire. Cambia idea molto repentinamente in modo quasi inconscio, grazie a stimoli esterni che lei dovrebbe ignorare, ma non ci riesce. Dato per scontato il fatto che lei non può essere mamma (e in tutto il film lei non fa mai la mamma), decide di darlo in adozione con un metodo che (non sono sicuro) sia possibile in Italia. Giustamente incontra i genitori adottivi mostrando quindi un minimo di interesse verso il suo “fagiolo”, ma non si rende conto che sta anche un po’ distruggendo quella coppia. Solo tardivamente capisce che lui è troppo immaturo, mentre lei è proprio nata per fare la mamma. In effetti stupisce il fatto che Juno decida di affidare il bambino anche se la coppia non c’è più. Non pensa che in Italia sia possibile. I genitori di Juno sono due figure molto importanti nel film. Lei, anche se madre acquisita, tiene molto a Juno ed è sempre pronta ad aiutare nonostante le proprie manie, criticate da Juno. Lui è molto saggio in qualsiasi cosa dica o faccia. Nonostante all’annuncio della gravidanza si dimostri arrabbiato con Paulie (il padre del fagiolo), alla fine arriva a compatirlo e ad affezionarsi. Inoltre è la figura di svolta per Juno quando va in crisi sentimentale. L’atteggiamento dei genitori lo trovo giustificabile, perché sanno di avere a che fare con una figlia molto matura e intelligente.
E un figlio, un nipote, si “danno via” così? Se mia figlia tornasse a casa incinta, anche se la legge lo consentisse, non le direi mai “Hai trovato a chi darlo? Bene, problema risolto!” Continuo a pensare che sia molto semplicistico. Quantomeno per la nostra mentalità.
[...] il rimando ovvio (e anche il dito accusatorio) va al film Juno. I nessi sono tanti: l’età, la situazione geografica, e quindi anche quella sociale… [...]