Ieri sono andato per la seconda volta al cinema a vedere Ratatouille, nuovo capolavoro della Pixar Animation Studios. Guardando indietro nella mia vita sono veramente poche le volte che ho visto un film due volte al cinema. Probabilmente le altre volte era dovuto a uscite con compagnie. Stavolta sono tornato perché volevo rivederlo, e gustarmi tutto quello che mi ero perso la prima volta. Cosa è successo fra le due visioni? C’è stata la View Conference.
La View Conference (ex Virtuality) è una conferenza internazionale sulla Computer Graphic che si tiene ogni anno a Torino. Quest’anno ho deciso di partecipare tutti e quattro i giorni, nonostante fosse in piena pausa esami, dato il programma ricchissimo (visibile sul sito). Quattro premi oscar in vari campi, quattro speaker della Pixar e le maggiori aziende di grafica 3d più qualche azienda emergente molto interessante (di cui parlerò poi) tutti insieme a Torino per quattro giorni. Inutile dire che le conferenze più gettonate fossero quelle della Pixar. In esse si è parlato moltissimo del ultima fatica della casa di produzione americana, Ratatouille (e il bellissimo corto ante-film Lifted).
Tornando al film devo ammettere di averlo trovato il più bello mai uscito della Pixar per vari motivi. In primis la storia. Ratatouille ha una storia davvero originale e per niente scontata. In essa non si ritrovano i classici personaggi stereotipati tipici della storia per bambini. Forse è per questo che mi è piaciuto molto. Ratatouille è un film per niente infantile (al contrario del precedente Cars) e molto adatto ad un pubblico adulto.
Tecnicamente è un gioiello. Quando la Pixar si mette a far le cose, le fa proprio bene. Livello di dettagli altissimo, paesaggi emozionanti, pelliccia dei topi perfetta, movimenti realistici e veramente fluidi. Ma soprattutto il cibo. Il cibo (probabilmente il vero protagonista di Ratatouille) è realizzato alla perfezione, veramente realistico e soprattutto fa venire voglia di mangiarlo, l’effetto è riuscito grazie all’enorme contributo di giochi di luce e di colori. Opera di Sharon Calahan, direttrice fotografia del film e presente alla View Conference.
Il film (per chi non lo avesse ancora fatto) è sicuramente da vedere. E soprattutto al cinema.

Quest anno me la sono persa, causa esami. La prossima non mancherò sicuramente!
gran bel film…sono andato a vederlo! E sai cosa mi ha colpito più di tutto…l’atmosfera che si trasmette col digitale…Cars ad esempio era mal riuscito da questo punto di vista…troppo aggressivo. Parigi qua, invece è un po’ fuori dal tempo, giorni nostri?Anni fà? boh…ma forse proprio la semplicità delle ambientazioni sa rendere migliore la trama..
ciao
Forse hai azzeccato il termine giusto per Cars: aggressivo.
Ratatouille ha il vantaggio di vivere in un’atmosfera magica che già il nome Parigi invoca, ma poi ci aggiunge tanti piccoli (e non) particolari che la fanno rendere più magica. Ad esempio la maggior parte delle scene si svolgono in notturna. Il fatto di non specificare il tempo è stata una scelta voluta dal regista, infatti ci sono particolari contrastanti fra loro in quanto a periodo storico.
Il film è stato curato in un modo in cui non ci si rende conto. Per questo è bello.
accidenti mi è venuta una voglia spaventevole di andarlo a vedere, sono un’appassionata, se cosi si può dire, dei film d’animazione. Certo, pur non essendomi affatto piaciuto Cars, devo ammettere che sono unìamante anche del genere che ormai sento sempre piu spesso definire “classico e scontato”. Ma vabè, è una passione per le favole che si riflette anche nei miei gusti letteral-libreschi
Mi incuriosisce Ratatu…nome impronunciabile, Mi incuriosisce perche dici che è il frutto di accortezz quasi impercettibili ma tali da renderlo perfetto